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Morfofisiognomica e personalità: da dove comincio ad osservare un volto?

LA FACCIA, CHE CI PIACCIA O MENO, LA DICE LUNGA E LA DICE TUTTA

E quello che dice, ce lo rivela la Morfofisiognomica. Vita, morte e miracoli della persona sono stampati sul suo volto proprio come provenienza, caratteristiche e ingredienti sulle confezioni dei cibi. Lo stesso vale per lo stato di conservazione, la data di confezionamento e di possibile scadenza. Il viso è come una etichetta che contiene tutte queste informazioni in forma non verbale e non scritta. Si tratta di una portentosa comunicazione indiretta, direbbero gli esperti di comunicazione. Il volto parla un linguaggio muto di magnifica eloquenza.

Quando ci si “mette la faccia” la questione si profila seria, così come si preannuncia intrigante quando si ha “una faccia da schiaffi”. Un tipo “sfacciato” viene anche definito dalla “faccia tosta”, di un tipo ombroso si dice che abbia la “faccia scura”.

IL VOLTO UMANO E’ IN PRIMIS UN’OPERA D’ARTE DA AMMIRARE

Ester Patricia Cersa - Morphophysionomy

Lo scopo della Morfofisiognomica è capire. Andare al di là del giudizio e avvicinarsi con lo spirito di chi sta per ammirare un’opera d’arte della Natura. Il fine è quello di individuare le caratteristiche di una persona, che in quanto tali sono neutre. Quindi non esiste un carattere positivo e negativo in assoluto.  Come un manuale di istruzioni, questo sistema ti dice a cosa serve e cosa sa fare la persona, le sue componenti e funzioni peculiari, senza giudizio.

AVVERTENZE PRELIMINARI ALLA LETTURA DEL VOLTO 

L’idea è quella di avvicinarsi agli altri come quando eravamo in fasce: lungi da noi l’intenzione di giudicare (anche perché ancora ci mancava la maggior parte degli strumenti per farlo), noi eravamo curiosi, “studiavamo” il soggetto, volevamo capire prima di tutto chi avevamo di fronte. Per quanto investigativo e mirato all’analisi sia il lavoro del professionista, questo include la conservazione di neutralità e curiosità, oltre al necessario esame degli elementi al vaglio, perché uno dei segreti della riuscita nell’ars morfofisiognomica consiste proprio nel mantenere integra una sana attitudine di apertura che permette di stare alla larga dalla tentazione dei giudizi e dalla trappola dei modelli schematici. L’esperto morfofisionomista custodisce la saggia consapevolezza che il volto che sta vagliando è un unicum che non rivedrà mai più da nessuna parte, un pezzo unico e raro del genere umano; al massimo potrebbe rilevare una forte somiglianza facendo un confronto con altri soggetti. 

Ragionare in termini specifici e contestuali libera dai tentacoli della generalizzazione che tanto ha danneggiato la disciplina classica della Fisiognomica, allontana la trappola dell’autocelebrazione saccente e lascia posto allo stupore.

DA DOVE COMINCIARE A STUDIARE UN VISO?

Lo studio e l’analisi di un viso coinvolge sia la parte frontale che quella laterale nei diversi elementi che la compongono. Se non fosse possibile visionare le foto del soggetto posto di fronte e di lato (destro e sinistro), si consiglia di procedere come nelle foto segnaletiche e scattare come prima cosa una sorta di istantanea mentale sia della faccia che del profilo dello stesso. 

Imparare a leggere un volto vuol dire immaginare di dividerlo in sezioni virtuali, come se fosse una mappa. La migliore procedura da seguire prevede di esaminare in modo sequenziale:

  1. SEZIONI – I TRE PIANI DEL VISO (per avere indicazioni sula base della personalità – Intellettuale, Materiale o Spirituale)
  2. FORMA (per avere indicazioni generiche sul carattere)
  3. ELEMENTI DI OGNI SEZIONE come occhi, bocca etc (per avere la personalità ovvero gli elementi specifici del carattere) 

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